Ogni tanto, durante la notte,
qualcosa ci sta guardanto dagli abissi di un specchio..

Una volta, qualcuno ci ha chiesto come gli uomini trovino il coraggio di odiare la propria vita..
Com' e' possibile che decidano di diventare suicidi e di condannare se stessi alla morte..
Com' e' possibile per qualcuno, dal letto di dolore e dal mondo della sua malatia di solito incurabile, desiderare la propria eutanasia..
Forse, a tanti di voi, tali parole sembrano macabre, oscure e gotiche..
Forse a tanti di voi, le stesse parole sembrano cosi' reallistiche come non sono state mai prima d' ora.

.. Ma quella immagine, sarebbe proprio la nostra anima che si deve sempre vedere.
La nostra propria e identica immagine dallo stesso specchio...

Tale figura e' ormai rinchiusa da quattro muri...
Il nostro specchio e' messo sull primo.
Una finestra, morta e senza vista, e' stata murata sul secondo..
Una cornice, vecchia, rotta e senza dipinto si trova sul terzo...
L'ultimo, ancora oggi, rimane vuoto ..

Per il primo muro, abbiamo scelto lo specchio e lo abbiamo lasciato privo di conrnice.
Per il secondo, abbiamo portato un velo usurato dal tempo.
Per il terzo, abbiamo lasciato il tempo libero di esprimersi su di esso.
E per l'ultimo, abbiamo preferito non toccarlo mai.
Lo abbiamo lasciato vuoto e solo, per riccordarci tutte le nostre personalita' morte..
Ora, l'unica cosa che penso, sono le parole di Kahlil Gibran.

"Un giorno, stavo per seppellire uno dei miei ultimi ricordi morti, e il guardiano del cimitero che mi stava vicino ha detto.. :
- Di tutti quelli che sono venuti in questo posto, solo tu mi piaci..
- Ti ringrazio - ho risposto - ma perche ti piaccio propio io ?
- Perche tutti gli altri arrivano piangendo e partono sempre piangendo..
Ma soltando tu, sei arrivato sorridente, e stai per partire sempre sorridente..."